Il Bertrand e le sue precipitazioni

 Giugno

Giungendo a Upega, per la stretta strada che la raggiunge serpeggiando sull'orlo di quelle profonde gole che ci immergono in un clima di montagna, e lasciando l'auto nel parcheggio prima del ponte che supera il fiume, si ha la sensazione di essersi catapultati in un mondo silenzioso. La locanda e le case in pietra, nel fresco delle otto del mattino, sembrano mimetizzarsi con i monti che le cingono e le sovrastano; è un paese dal sapore molto più montanaro di quanto ci si potrebbe aspettare, data la poca distanza dal mare. Con gli scarponi che battono leggermente sull'asfalto e qualche parola, quasi in sussurro, ci si avvia seguendo le indicazioni per la meta: il monte Bertrand. Imboccata la strada sterrata, colma di verde, che taglia quella asfaltata a modo di scorciatoia, si comincia la salita; sbucando dopo poco nuovamente sull'asfalto, lo si percorre per un piccolo tratto, accompagnati da begli alberi fino all'imbocco del sentiero, sul lato monte. L'erba bassa che si calpesta per pochi metri viene in breve sostituita dalla terra tinta di aghi di sempreverde; le affioranti radici, l'aria fresca e la ripida salita ci condurranno per un tratto, ritirandosi poi per fare ammirare ampi boschi poggiati su bei prati. Spingendo la vista tra i tronchi degli alberi s'intravedono i profili dei monti circostanti; si sale così ancora in ripida salita, zig-zagando sui tornanti che si arrampicano sul fianco della montagna. Superati i tornanti, è inevitabile la stanchezza e il fiatone, si viene premiati per la pazienza da un falso piano che conduce, elegante, in mezzo a un bosco da fiaba; la vista è ancora ostruita dagli alberi che comunque restituiscono il normale respirare, perso nella ripida salita. Procedendo così ci si trova ben presto ad ammirare, poco più in basso, il piccolo lago, nominato lagone, siamo finalmente in vista del Bertrand, questo appare maestoso, roccioso e di fronte a noi, sembra irraggiungibile e si può pensare di aver superato il peggio.

Lagone 

Ma, essendo presto, ci si fa coraggio e si procede. Superato lagone, si sbuca sulla strada sterrata che si attraversa soltanto, per riprendere il sentiero; la vista si amplia ora molto più largamente; lo zaino diventa quasi inesistente, la spensieratezza della camminata in salita poco ripida e il bel panorama inducono alla positività... Non come quelle nuvole che iniziano ad accumularsi verso nord.
        
                 Bei panorami superato Lagone



Il sole batte ancora cocente ma, con un po' di volontà, si procede con un buon passo fino alle rovine che precedono un segnavia; gli alberi si sono ritirati e l'erba domina assieme alle rocce, qui il panorama diventa eccezionale, tinto d'azzurro e di verde, di grigio e di rosa; dal cielo ai prati, dalle rocce ai rododendri. La salita riprende ripida, da togliere il fiato, ma alla vetta manca ormai poco; lentamente si procede, si giunge così al bivio per la vetta, preso il sentiero di cresta si sale per un tratto tutt'altro che pericoloso. Arrivati in cima a questa salita, si spunta per riprendere fiato lungo il breve tratto di falso piano; spostandosi verso sinistra ci si trova in vista del territorio francese, che si fa via via più visibile. Il fianco della montagna ci respinge pian piano, fino a farci trovare a percorrere uno stretto sentiero che si affaccia come su un'esigua terrazza sulle sottostanti Briga e Tenda; si procede così per ancora un tratto.

  

Vallata verde, dal lato francese


Il sentiero muta, l'erba si mescola alle pietre e la cresta è lì, minacciosa nella forma delle rocce che la percorrono; si risale il breve tratto che ci separa dalla cuspide arrampicandosi sui "gradini" di terra. Si sbuca sulla cresta e si procede verso l'ormai in vista croce di vetta, in breve tempo si consumano i metri mancanti e si giunge ormai circondati dalla nebbia che ha reso suo dominio le cime dei monti circostanti; inevitabile è l'appuntare qualche sensazione sul diario di vetta, come lo sono le foto.

Libro di vetta

Croce di vetta


Pranzato, si ridiscende, la preoccupazione che un rovesciamento faccia la sorpresa non è poi così infondata: dopo poco siamo costretti a fermarci per coprirci, dati i goccioloni che iniziano a crollare, senza questi sarebbe stata meno memorabile, la gita? Dopo poco la pioggia s'interrompe, ma riprende ancora più dispettosa e ci accompagna per tutta la discesa.
                  Rada neve, durante la discesa 


     La visibilità è ridotta dalla nebbia, alcuni rigagnoli iniziano a correre lungo il sentiero e il frastuono della pioggia ci costringe ad alzare la voce per capirci; con quale felicità giungiamo in vista delle prime case di Upega! "Che follia!" Vien da pensare. "E che fascino..." In effetti la pioggia ha reso epica quest'escursione, indimenticabile. Ed ecco finalmente l'asfalto, quasi di corsa percorriamo gli ultimi metri, col solo pensiero di prendere un po' di caldo e di imprimersi nella memoria questi preziosi ricordi.

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