Il Galero e il mare

 Agosto 

Il viaggio in auto, per raggiungere il colle san Bernardo, mi fa crescere qualche dubbio sulla qualità della giornata: il sole è velato dietro a un sottile sipario di nuvole. Parcheggiato accanto alla casa in rovina, attraversiamo la strada per raggiungere l'ampia sterrata che, come segnato sul cartello, conduce alla nostra meta. Il sole ha fatto la sua inaspettata entrata in scena e ora illumina i nostri passi; ci muoviamo rapidamente sul falso piano che si allunga in mezzo all'ombra degli alberi. Questo ampio sterrato attraversa il bosco e, superati alcuni lavori in corso proprio sulla strada, raggiungiamo il bivio che ci fa abbandonare questa larghezza che s'allunga tra gli alberi per seguire il sentiero. 


  Il sentiero tra i faggi

Cominciamo così la salita che si sviluppa in belle faggete che riempiono il terreno di foglie che attutiscono il passo; procediamo tra falsi piani e salite, all'ombra di questi maestoso alberi, che lasciano comunque vincere, in certi punti, le punte dei raggi di sole. 


"Gradinata" di roccia


Le rocce e le radici ci rendono più sicuro il passo, laddove la salita si fa ripida e scivolosa a causa delle foglie; superata poi una salita, che si piega in alcuni tornati, la luce che filtra tra gli alberi si fa più vicina, l'azzurro del cielo s'intravede tra i rami e in breve sbuchiamo dal bosco. La vista, repressa finora nell'oscurità che creavano gli alberi, può godere ora di un panorama che comincia ad allargarsi, il sole illumina i verdi monti che sovrastiamo.


 Appena sbucati dal                                                    bosco

 Seguiamo il sentiero che procede sulla cresta, passa tra gli ultimi alberi e si allunga in mezzo all'erba; il panorama resta interessante e ampio, si vede ora la piana di Albenga. Il sentiero corre agile, in salita, e l'erba ora ci sfiora le gambe e le mani, causandoci un leggero prurito; siamo ormai in vista della cima del monte Galero, che appare arrotondato e privo d'alberi, di un verde scolorito, dovuto alla secchezza dell'erba.


 In vista della cima

 L'ultimo tratto, esposto ai potenti raggi del sole, richiede un po' di forza di volontà, dato che si arrampica ripido sul fianco della montagna; a destra si allarga il paesaggio piemontese, alle nostre spalle si estende il mare. Sbuchiamo così sull'ultimo tratto di cresta per raggiungere la bassa croce di vetta che domina le sottostanti valli liguri, dona una ricca vista sul Mongioie, Marguareis, pizzo d'Ormea, monte Antoroto, monte Grosso, bric Mindino e il monte Armetta, raggiungibile anche da qui. Il sole continua a deliziarci rendendo il panorama ancora più vivo, carezzando il verde dei prati che ammantano i monti; anche se la foschia ostruisce la vista, il Monviso si fa presente in questo splendido quadro.


La croce di vetta 

 

La brezza che ci ha accompagnato mentre percorrevano la cresta, continua a soffiare leggera, rendendo il sole meno cocente; dopo gli appunti sul diario di vetta, la foto e il pranzo ci avviamo sul sentiero del ritorno. Ci era stato consigliato di tornare al colle san Bernardo percorrendo un altro sentiero, che si congiunge con quello dell'andata; così, lasciata la vetta e raggiunto il punto in cui siamo usciti dal bosco per trovarci sulla cresta, seguiamo la via per il passo delle Caranche. Il sentiero procede sul ripido fianco della montagna, in mezzo all'erba, il primo tratto è alquanto esposto ma non pericoloso; superato questo si procede con più tranquillità e una vista più ampia sul mare e i bassi monti circostanti. Continuiamo così tra saliscendi, tratti nel bosco o in mezzo all'erba; in breve raggiungiamo il passo delle Caranche, da qui procediamo tra i faggi, sui tornanti che ci fanno scendere ripidamente.


Passo delle Caranche 

Rimanendo nella faggeta raggiungiamo il bivio dove ci ricongiungiamo al sentiero iniziale, di qui lo percorriamo a ritroso fino al colle. Qui ci aspetta, a differenza della partenza, il vorticoso e ipnotico movimento delle pale eoliche. Per questa gita abbiamo goduto di una splendida giornata, la vista sul Monviso era però offuscata, consiglio quindi di fare quest'escursione in mezza stagione, per patire meno il caldo ed essere spettatori di un panorama più nitido.






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