Le fortificazioni della Punta di Ercavallo
Agosto
L'alba tinge le cime dei monti che ci sfilano a fianco, raggiungiamo il piccolo e muto paese di Case di Viso le cui cascinette, dai tetti di scandole bassi e dalle pareti di pietra, paiono essere le uniche sufficienti ad abitare la bellezza di questa valle. Superato il ponticello che passa sul fiume costeggiamo in auto il bel paesino e ci dirigiamo, sulla strada sterrata che ci fa traballare, verso il parcheggio a pagamento dell'area picnic. Lasciata l'auto iniziamo a camminare con gli zaini in spalla, il sole ha iniziato a illuminare la valle ma resteremo in ombra ancora per del tempo; seguiamo la sterrata che procede verso il cuore della valle, la percorriamo per qualche minuto per lasciarla seguendo il sentiero che, sulla destra, procede in mezzo all'erba umida. Cominciamo così la salita che ci porta pian piano verso i monti di cui percorreremo i fianchi; il sentiero, mutando veste, diventa ora terroso e continua piegandosi in numerosi tornanti e conduce rapidamente più in alto. Un breve tratto di falso piano precede un paio di passaggi esposti ma senza pericolo, dunque si supera una cascatella e, sempre ricalcando i tornanti, continuiamo ad arrampicarci sul fianco della montagna.

Vista sulla Presanella (a sx) e sull'Adamello
Arrivati su una collinetta raggiungiamo finalmente il sole, procediamo seguendo quest'ultimo tratto di sentiero che ci conduce alla stradicciola che porta ai laghi di Ercavallo; dopo una tappa per vedere quello inferiore, torniamo sui nostri passi per seguire le indicazioni per il rifugio Bozzi per pochi minuti. Tornati sulla piccola sterrata non abbiamo che da svoltare a sinistra su quella mulattiera che a malapena si distingue dal fianco della montagna vestito di pietre; cominciamo a seguire questa strada in salita, ci arrampichiamo su questa piegando in numerosi tornanti. In breve si giunge in vista dei laghetti del Baitello e delle pozze d'acqua che convivono in quella piccola conca; continuando a seguire il sentiero, li costeggiamo sovrastandoli in breve e guadagnamo quota con i tornanti che continuano a guidarci. Ci troviamo ora ad attraversare una grande pietraia dalle tinte scarlatte, questa ha ricoperto il fianco della montagna per metri e metri; la fatica si fa viva ma la voglia di vedere la vetta lo è ancora di più, così continuiamo a camminare. Il sentiero procede in salita, tra roccioni e tornanti; siamo ora in vista delle fortificazioni, già prima se ne erano presentate ma ora arricchiscono questa montagna arrossita. Dalle mura crollate ma ancora riconoscibili alle piccole grotte, abbracciamo con lo sguardo queste firme del passato; giunti ad un piccolo pianoro, di fronte ad una piccola casa in rovina facciamo una pausa: è tempo di prendere una decisione. Siamo stanchi, la vetta è in vista ma sembra irraggiungibile, dover arrampicarsi ancora su quei tornanti, lungo quel fianco pieno di roccioni e ghiaioni ci fa pensare che non sarà così facile arrivare in cima. Ci dividiamo, chi ci attenderà qui e chi proseguirà; così, in due, riprendiamo a seguire il sentiero che serpeggia ripido in tornanti che ci fanno salire rapidamente ma che, nel contempo, ci stancano parecchio.
Alcune fortificazioni
Un roccione reca la scritta dei 3000, l'uno a destra e l'altro a sinistra, che da qui si raggiungono; superiamo altre fortificazioni per giungere finalmente in cresta, la vista si allunga sulle catene montuose che si inseguono all'orizzonte, sotto di noi, sulla destra, vediamo un bel lago artificiale, tinto d'azzurro; le vette di fronte e la Presanella con l'Adamello.
Vista dalla cresta
Tutto questo fa parte di un bel quadro completo grazie alla presenza del sole; peccato che la vetta sia proprio lì, alla nostra destra, non mancano che pochi metri ma è spaventosa nelle sue infide roccette, c'è inoltre stato chiesto di non proseguire oltre.
Vista sulla vetta
Così, scattata qualche foto, torniamo sui nostri passi; il sentiero, a tratti, si fa incerto, ma la felicità rende sicuro i passi e ci conduce in breve al piccolo pianoro. Facciamo uno spuntino per poi avviarci ricalcando a ritroso i nostri passi; percorriamo la pietraia e il sentiero che ci riconducono vicino ai laghetti del Baitello, li raggiungiamo per pranzare.
Uno dei laghetti del Baitello
Immersi i piedi nell'acqua del laghetto dal fondo melmoso e riposate un po' le stanche membra, riprendiamo il cammino discendendo, per mezzo di un sentiero che costeggia il fiumiciattolo, il tratto che ci separa dalla sterrata che conduce al Bozzi. Ci dirigiamo verso il rifugio seguendo quello che ora è diventato un sentiero che si aggrappa al fianco della montagna per seguirne le curve in quota, l'esposizione è dunque notevole; a tratti il sentiero si piega in improvvise salite, segno della manutenzione che ha seguito le frane visibili nei canaloni. Continuiamo rapidi e con qualche incertezza fino a giungere in vista della casetta che ospita il museo della guerra; vedendo una croce sovrastare il sentiero decidiamo di raggiungerla per poi andare al Bozzi.
La croce vicino al rifugio
Ci arrampichiamo fino alla croce e discendiamo per il sentiero fino al rifugio, ci rifocilliamo con un'ottima fetta di torta, un caffè e una bevanda per poi andare a visitare il museo della guerra; questo è ricco di antichi materiali: dagli elmetti agli scarponi, dalle gavette ai ramponi. Fatto ciò riprendiamo la discesa che, in un'ampia sterrata, conduce faticosamente e piegata in numerosi tornanti al parcheggio di Case di Viso. Giunti finalmente all'auto abbiamo modo di realizzare quanto questa giornata sia stata ricca e quanto il sole abbia segnato i nostri volti.
Commenti
Posta un commento