Il Pietravecchia e gli alpini
Settembre
Traversando la valle Argentina, vedendo sfilare a destra i paesi arroccati sui fianchi dei colli che gettano i loro sguardi impietriti sul fiume che solca questa terra, pare di allontanarsi gradatamente dalla civiltà. Ai piedi di Triora svoltiamo per raggiungere colla Melosa, di una sosta al rifugio prima di partire non ci priviamo.

Il rifugio Franco Allavena
Il sole è velato e la temperatura è ottima nella sua frescura. Cominciamo la salita sulla sterrata che percorriamo per un breve tratto, la lasceremo alla fontana Italia per seguire il sentiero. Senza grandi difficoltà superiamo il primo tratto che non si presenta esposto ma offre un cavo a sostegno dei nostri passi. Procediamo fino al bivio, immersi nel bosco, qui cominciamo la lieve discesa che ci condurrà al sentiero degli alpini; in breve ci lasciamo alle spalle gli alberi per allungare la vista sulle cime circostanti. Cominciamo a camminare su un sentiero alquanto stretto ed esposto che serpeggia aggrappato ai fianchi dei monti; la storia si fa viva quando ci troviamo in vista degli scavi nella roccia, praticati dagli alpini negli anni '30. Distaccandomi un momento dal presente, mi riporto con la mente al tempo in cui per quest'impervia via transitavano uomini carichi, verso l'inquieta meta che li aspettava.

Un tratto del sentiero degli alpini
Il sole ci dona pochi sprazzi, preferendo rimanersene celato. I tratti più impegnativi sono quelli in cui il sentiero rientra per passare da un monte all'altro, qui si trovano spesso delle rocce infide, dato che la pioggia di ieri le ha inumidite. Continuiamo a scendere e superiamo i tornanti che ci fanno perdere ulteriore quota; ci troviamo poi in vista del sentiero che zig-zaga lungo il canalone fino al passo dell'incisa.
Uno sguardo sul versante francese
Raggiungiamo l'inizio dei tornanti e cominciamo a percorrerlo notando subito una piccola difficoltà che ci seguirà fino in vetta: il sentiero continua sulle roccette che riempiono i canaloni, queste sono alquanto scivolose e richiedono più attenzione. Per giunta la ripida salita che a tratti dobbiamo percorrere pare volerci veder cadere, ma non è eccessivo l'impegno, così raggiungiamo il passo. Da qui la vista si allunga sulla sottostante valle francese, priva d'ogni segno di civiltà, con pochi passi sul sentiero verso il monte Toraggio, si vede la vetta di quest'ultimo. Riprendiamo il cammino, ormai in vista della nostra meta, il sentiero ora è più largo e meno esposto, continua in leggera salita; lo seguiamo per entrare in un bosco agghindato del verde del prato e degli alberi, a terra qualche piantina di lampone da gli ultimi frutti. Giungiamo al bivio e proseguiamo sull'interminabile stradina erbosa che porta alla vetta; questa si piega in numerosi tornanti che portano sempre a un passo dall'azzurro del cielo tra gli alberi.

Sulla stradina verso la vetta
La vetta, invece, è un poco più distante di quanto speriamo; ma quando sbuchiamo dal bosco e la vediamo a pochi passi, la raggiungiamo soddisfatti. La piccola Croce in legno che domina in vetta, con alle spalle i sempreverdi e di fronte il maestoso monte Toraggio, ci ricompensano per la pazienza.

La Croce di vetta
Fatta la foto, ammirato il territorio francese visibile e pranzato, ci approssimiamo a tornare; percorriamo la stradina nel bosco, la tagliamo per mezzo delle scorciatoie e continuiamo la discesa fino al bosco che ospita il bivio per il sentiero degli alpini. In mezzo all'erba crescono numerosi funghi di pino e mastodontiche mazze di tamburo. Raggiungiamo la sterrata che ci riconduce al rifugio che ora si mostra chiuso. Superata Triora, traversando Badalucco, è in atto la sagra del baccalà, coi suoi rumori assordanti e le sue folle sciamanti, ammiro quasi con delusione l'altra faccia della quotidianità. Alle spalle ci siamo lasciati il lato migliore che questa valle dona, piombare nel baccano è quasi doloroso.

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