A San Pietro per il sentiero dei daini
Novembre
Dal parcheggio delle grotte di Toirano, nel fresco delle otto e mezza del mattino, nell'assenza di sole che ancora deve sorgere, ci approssimiamo a percorrere il sentiero dei daini. Ci carichiamo degli zaini e ci incamminiamo verso l'ingresso delle grotte per poi svoltare a sinistra per imboccare il sentiero. Cominciamo a camminare in mezzo a un bosco, i cui alberi non ci risparmiano dal calore in aumento; seguiamo una leggera salita che ci conduce alla repentina mutazione del sentiero, che ora si sviluppa ghiaioso e alquanto esposto sul fianco della montagna. Lasciato il bosco, il sole ci riscalda maggiormente, procediamo sul sentiero che continua a svilupparsi come un esiguo tratto di matita tra le roccette e gli sparsi alberi. Capita talvolta che i nostri passi smuovano delle pietre che precipitano pericolosamente verso i compagni o nel lungo vuoto del fianco della montagna, quando ciò infatti capita annunciamo il loro arrivo per evitare incidenti.
Vista sulla cava di Toirano
Il ripido fianco della montagna e il sentiero alquanto scivoloso richiedono maggior attenzione per evitare di cadere e a volte l'utilizzo delle mani risulta necessario; giungiamo a un'ampia e quasi fuori luogo terrazza naturale, sarà infatti il tratto più tranquillo dell'intero tragitto. La vista sul monte Galero si fa costante, sarà infatti visibile per buona parte del tragitto.
Procediamo nuovamente sull'esiguo sentiero che ci conduce al bivio, chi prosegue diritto giungerà in cima per mezzo della via normale, svoltando a destra invece decidiamo di usare l'attrezzatura che ci siamo portati appresso. Così, in questa piccola zona d'ombra in cui ancora non è giunto il sole, saliamo di poco verso destra per raggiungere la piccola parete da cui pende la catena che annuncia l'inizio del sentiero attrezzato. Ci imbraghiamo e a uno a uno cominciamo ad arrampicarci sulla parete, legati alla corda dell'assicuratore. Durante la salita di uno di noi, si smuove una pietra grande all'incirca come un pugno, ci viene spaventosamente annunciata la sua caduta ha precipizio, accade giusto in tempo perché io la veda saettare nella mia direzione, scansarmi rapidamente a destra al riparo di un alberello. La pietra precipita alle nostre spalle senza fare danni. Essendo che la terra del sentiero appena percorso era alquanto umida, si è infilata sotto gli scarponi rendendo la già scivolosa parete ancor meno semplice. Così sbatto i piedi contro la roccia per far uscire un po' di terra e avere più presa. La salita non è poi così complessa, usando adeguatamente la catena, si riesce a non farsi sballottare a destra e a manca. In cima alla catena splende il sole ed è un sollievo vista l'ombra ai piedi della parete. Saliti tutti riprendiamo il cammino che ora si sviluppa tra rocce su cui arrampicarsi e il sottile sentiero sempre sul filo del fianco della montagna. Così giungiamo al secondo tratto attrezzato: si tratta di una parete più alta della prima da cui pende una lunga e spessa corda chiamata canapone, ricorda molto quelle dei marinai. Ugualmente alla parete precedente saliamo uno alla volta, assicurandoci, un alberello se ne sta tra l'essere di intralcio e d'aiuto poco dopo l'inizio di questa salita. Un comodo spiano ci ospita nell'attesa del nostro turno. Cominciando a tenermi al canapone, l'ho sentito scricchiolare paurosamente e ho dovuto convincermi della sua resistenza. Come prima cerco di non farmi sballottare dai movimenti ondulatori dell'enorme corda. Giunti tutti in cima riprendiamo il cammino in vista della meta che ora ci sovrasta. Dopo un altro tratto di sentiero ci troviamo ad affrontare l'ultima parte attrezzata; si tratta di un alto gradino di roccia affiancato da un sottile cavo d'acciaio e accompagnato da una catena. Questo gradino è preceduto da una targhetta commemorativa che ricorda l'incidente mortale avvenuto qui anni fa, ciò già incute parecchia irrequietezza. Con una longe da ferrata che mi è stata gentilmente prestata, mi assicuro e comincio un tentativo di discesa. Col piede sinistro resto sul gradino più alto, mentre col destro tento di raggiungere quello più basso, tra questi due non v'è che una parete quasi del tutto liscia. Mi attacco alla catena con la mano destra, metto di piatto, col dorso esterno dello scarpone a contatto con la roccia, il piede sinistro per avere qualche centimetro in più vicino al gradino sottostante. I cordini del kit si poggiano sul piede sinistro, rischiando di rendermi la discesa più difficoltosa, vedendo quanto sta accadendo, con la mano destra recupero qualche centimetro verso l'alto con l'aiuto della catena mentre con la sinistra libero il piede, lascio il gradino più alto per raggiungere quello basso quasi scivolando. Ancora assicurata al cavo d'acciaio lo seguo fino alla fine, mi sgancio prima del gruppetto di alberelli che in parte si presta d'aiuto nella traversata di questo tratto. Mi aggrappo infatti a uno dei loro tronchi per superarlo più facilmente. Faccio ancora qualche passo per trovarmi in una zona in cui è più facile sostare, molto più comoda. Una pietra precipita verso Toirano, cerco di distrarmi dal rumore che provoca rotolando ma non posso fare a meno di notare che paia infinita, questa sua caduta. Ci facciamo un po' più in là per far spazio a chi arriva per poi riprendere il cammino. Dopo poco il sentiero piega repentinamente verso sinistra, mentre alla mia destra si allunga il ripido fianco della montagna la cui sottostante valle pare lontanissima. È tempo di cominciare ad arrampicarci per il canalino che non offre assicurazioni, ne usciamo abbastanza facilmente, per trovarci finalmente nella parte ultima del sentiero. Ci incamminiamo verso l'alto, per seguire i pochi tornanti che ci separano dalla vetta, appena sotto di questa vediamo la Croce che infonde una gioia incomparabile. Sbuchiamo sul bel verdeggiante prato che funge quasi da tappeto per la piccola abbazia. Qui ci ricongiungiamo con chi aveva preso il sentiero normale. Mettiamo nuovamente negli zaini l'attrezzatura e andiamo a sederci ai tavoli per il pranzo.
La vetta
Facciamo la foto di vetta e, date le giornate sempre più corte, ci approssimiamo a scendere. Il sentiero ora è molto più tranquillo, appena sotto la vetta si sviluppa ancora tra le rocce ma in breve ci troviamo nel bosco. Giunti al bivio che offre l'opzione gli discendere a Toirano o a Boissano, decido per quest'ultima, mi incammino solitaria nel bosco traversato dal sentiero ben segnato. Raggiungo in breve San Pietrino per poi lanciarmi a precipizio nella discesa che intraprendo quasi a casaccio, approfitto delle scorciatoie per fare più presto.
Più spesso invece, lascio il sentiero per discendere tra gli arbusti e i muretti a secco, in direzione di Boissano che ora sovrasto e vedo chiaramente. Così, in breve giungo in paese e si può dire che mi catapulto nuovamente nella civiltà.


Commenti
Posta un commento