Lo Spinarda tra due valli
Febbraio
Parcheggiata l'auto dopo Vetria, al lato della strada che già da tempo piega in tornanti, procediamo a piedi verso il colle della Rionda che raggiungiamo in mezz'ora. Da qui proseguiamo verso sinistra per un tratto ancora asfaltato fino al bivio con la strada sterrata che ci condurrà al Monte Spinarda. Dopo poco la salita impenna in un bel bosco di faggi, il dislivello continua abbastanza notevole per un tratto; seguiamo i segnali gialli sino in cima a questa rampa. Dopo poco la vegetazione si ritira e il panorama si apre tra il pizzo d'Ormea e il bric Mindino, mentre tra i radi alberi sottili e l'erba secca corrono via tre cerbiatti al rumore dei nostri passi. Dopo pochi metri ci troviamo su un colletto erboso e da qui si vede chiaramente il Galero e le cime innevate, vedrei la punta di quelle più distanti se le nuvole non fossero così basse.
Procediamo rientrando un po' nel bosco che dopo aver svoltato la curva si fa più fitto e abitato dai faggi più anziani. Proseguiamo e non ci resta che una mezz'oretta di cammino, il bosco si dirada e giunti in vista della Croce di vetta ci troviamo al bivio con il sentiero che conduce in cima.

L'imbocco del sentiero
L'ultimo tratto è una salita che serpeggia tra roccette e fusticelli e che sbuca ai piedi della Croce, poco più avanti ce n'è un'altra con una meridiana e l'indicazione di quattro monti: Monviso, Antoroto, Carmo e Camulera. Da qui, a parte in pochi punti dove dei sottili alberi ostruiscono la vista, il panorama è amplissimo: dal Settepani al Camulera, dal Carmo a Rocca Barbena, dal Galero al Pizzo d'Ormea e infine al Mindino.

La Croce di vetta
Restiamo qualche minuto in vetta per poi ridiscendere per la stessa strada.


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