Ode alla stanchezza - M. Galero
Maggio
Nasino ci accoglie col suo fresco mattutino, giustificato dalla vicinanza al fiume. Ci incamminiamo per superare le altre poche case del paese, imbocchiamo la mulattiera che ci porta a raggiungere in breve il Borgo di Costa . Non si vede anima viva ma tra le case di pietra ci sono originali decorazioni come pietre dipinte, fiori e troviamo la chiesetta aperta. Superato Costa ci troviamo in breve sul sentiero che sta fiorendo di un intenso verde dagli alberi all'erba che cresce in abbondanza; procediamo per un buon tratto in falso piano, in mezzo al bosco che ci tiene al riparo dal sole che altrimenti inizierebbe ad essere cocente. Seguiamo i segnali che ci ricordano che siamo sul sentiero giusto e ci conducono al guado dei tre rii. Il primo è molto piccolo e risulta semplice attraversarlo, il secondo offre un ponticello le cui assi sono per lo più staccate e i pali a cui si reggono non sembrano sicuri, naturalmente scegliamo di superarlo con l'aiuto delle pietre che ci mantengono all'asciutto. Il terzo è risultato comunque abbastanza semplice da superare. Dico "la pacchia è finita", sapendo che dopo quest'ultimo fiumiciattolo inizia la salita che non ci lascerà fino al Passo delle Caranche. Così ci avviamo ricalcando i numerosi tornanti che ci fanno attraversare il folto bosco che in base alla quota continua a cambiare, come i daemon dei bambini. Il sole, al di fuori del bosco, è scottante, siamo protetti ma patiamo comunque un po' di caldo. I numerosi alberi che emanano profumi diversi che si disciolgono al sole, ci calano in un ambiente surreale. Nella settimana di allenamento che ha preceduto l'escursione di oggi, ho pensato che a un certo punto, durante uno sforzo, raggiungo una specie di stato di trance, dove fatico a immaginare l'alternativa della stasi o del riposo e finisco col continuare, mettendo da parte la stanchezza, imponendomi di non fermarmi. Oggi, succede qualcosa del genere, comincio la salita di buona lena e riesco a ritardare la stanchezza. Quando questa arriva, capita di sentirmi allo strenuo delle forze, ma mi giunge in aiuto un tratto in falso piano, un colletto o una breve sosta e, come ho imparato, l'energia è ovunque e mi pare di attingere ad un infinito serbatoio che non mi permette di essere vinta dalla viltà né dalla stanchezza. Lo zaino perde il suo vero peso, parendo oltremodo leggero o pieno di piombo, in base alle situazioni, ma finisce col diventare simile ad una parte del corpo, quasi non ce ne si potesse più liberare e se anche così fosse non sembra una prospettiva terribile. Continuiamo a salire giungendo a una selletta erbosa, qui sostiamo qualche minuto.

Per il sentiero
Riprendiamo superando quel che resta del bosco giungendo nel canale che ci porterà al Passo delle Caranche. Superiamo delle facili roccette e percorriamo gli ultimi tornanti in un rado bosco fino ad arrivare al passo. Sostiamo facendo una breve merenda, mentre il sole se n'è andato da un pezzo dietro le nuvole. Vediamo le immobili pale eoliche di colle San Bernardo ma sappiamo che dalla cima il panorama sarà ridotto.

Passo delle Caranche
Riprendiamo il cammino rientrando nel bosco, facendo un paio di tornanti prendiamo ulteriore quota e in breve gli alberi si diradano per lasciarci più visuale, il panorama verso il mare è quasi del tutto coperto da una spessa nebbia. Continuiamo lungo il sentiero che sfiora la cresta ed è coperto da una tenera erba primaverile. Tra radi boschi e ampi prati giungiamo infine ai piedi dell'ultima salita che impenna per condurre in vetta.
La percorriamo con una stanchezza che si è posata in modo sempre più pesante sui nostri zaini. Raggiungiamo finalmente la cima dove vediamo Garessio, le cime dei monti della Val Tanaro invece si involano sotto le spesse nuvole. Sostiamo per foto, reciproci complimenti, e la firma sul diario di vetta.

In cima
Scendiamo ai piedi della ripida salita per pranzare, ci fanno compagnia numerose zecche e formiche che ci assaltano ma non ci possono scacciare. Una volta ricomposti ci accingiamo a tornare per lo stesso sentiero, che in discesa mette a dura prova le ginocchia. Siamo di nuovo a Nasino quando splende un timido sole che pare dirci un arrivederci.

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