Campeggio in Valdarmella

 Giugno

Le tende, belle impacchettate ma comunque pesanti, gravano negli zaini insieme alle altre numerose cose che ci permetteranno di pernottare. Probabilmente sembro uno zaino con le gambe, invece di una persona in partenza, e mi ci vuole del tempo prima di abituarmi alla sua ingombrante presenza. Così, dalla piazza principale di Ormea, svoltiamo nella viuzza dopo il ponte, un cartello indica "rifugio Chionea". Seguiamo la stradicciola di via s. Lucia che sale alquanto ripida, in breve l'asfalto cede il passo al cemento. Dopo poco imbocchiamo la mulattiera che si tuffa nel bosco, sale con dislivello non eccessivo ma il caldo afoso e lo zaino per me d'un peso nuovo, mi mettono alla prova. La mulattiera, talvolta un po' dismessa, taglia la strada asfaltata che porta a Chionea, evitandone i tornanti, e serpeggia sempre nel bosco sfiorando alcune vecchie case abbandonate. Una volta sulla strada normale è sempre facile riprendere la scorciatoia dato che è ben segnata. La mulattiera finisce e ci lascia gli ultimi metri di asfalto per giungere a Chionea, annunciata da un cartello in legno. Raggiungiamo la chiesetta, ci rinfreschiamo alla fontana, ci concediamo un breve riposo per poi attraversare il resto della frazione, superiamo le ultime case, decorate con tappi di bottiglia e altre opere di fantasia.

Chiesa di Chionea

 Saliamo lungo la stradina cementata, che passa tra fasce incolte e radi alberi per giungere alla colla di Chionea. Il cielo è scuro ma abbiamo già una vista sulla Valdarmella e sui monti che la circondano, un verde intenso domina il panorama, interrotto solo dalle rocce sparse. Iniziamo a scendere lungo il sentiero che si presenta subito a tinta unita, dal terreno agli alberi, ci circonda il color di primavera. Qualche costellazione di fiori gialli si è insinuata tra gli alberi, trovando un comodo luogo di crescita tra l'erba. Il sentiero prosegue piegando in vari tornanti, s'inizia a sentire il rumore del fiume che si getta ringhiante dai monti nel Tanaro. Qualche saliscendi per poi giungere a un ponticello, costruito su un grande pino. Lo attraversiamo e proseguiamo per quel poco che resta del sentiero per giungere sulla strada asfaltata e di fronte alla prima casa. Scendiamo per vedere il resto del paesello, superiamo il ponticello che scavalca un fiume, ci sono ancora i segni della sua furia nelle ringhiere piegate, nella terra sparsa. Raggiungiamo la chiesetta e ci fermiamo nel praticello di fronte, è il giardino di una vecchia casa in vendita. Pranziamo e riempiamo le bottiglie alla fontana appena sotto. 

Di fronte alla chiesa 

Ora che ho riacquistato le forze, lo zaino sembra più leggero. Risaliamo lungo la strada, in cerca di un posto accogliente dove piazzare le tende, ma superate tutte le case e imboccata una sterrata, decidiamo di scendere dato che qui pare ci siano solo erti pendii. Ci lasciamo alle spalle il paesino, scendendo verso Ormea, guardandoci intorno per non perdere di vista un punto piano. Dopo un bel pezzo troviamo finalmente una serie di fasce incolte, una è leggermente in discesa ma abbastanza spaziosa, così decidiamo di montare qui le tende. 

Le tende 

Sono appena le cinque del pomeriggio, ci concediamo qualche tempo di riposo per poi iniziare a cenare anticipatamente, dato che in serata è prevista pioggia. Infatti, mentre ci passiamo l'insalata di pasta, il cielo piange le prime goccine, a queste resistiamo ma in breve si fanno lacrime più fredde e grandi e decidiamo di chiuderci nella tenda più spaziosa per finire la cena. Finisce il breve rovescio di pioggia che ci permette di passare il resto della sera all'aperto, passando il tempo a fare giochi di fantasia. Il cielo si scurisce e la stanchezza ci invita a stenderci al coperto e a prepararci a passare la notte. Se all'inizio pensavo che non mi fosse utile il sacco a pelo, dopo poco ho dovuto ricredermi. Fuori è quasi buio e attraverso il telo della tenda mi giunge la ninna nanna dei grilli e degli uccellini che taceranno quando la luce sarà muta. Nel buio la pioggia cade fitta, rimbombando sulle pareti e sul tetto che ci tengono all'asciutto, qualche rado fulmine accende la notte. "E si addormenano sopra i guanciali della terra" così diceva Battiato nella sua "nomadi", con queste parole in mente finisco col cadere nel sonno. La mattina mi sveglio per prima, l'erba è vestita di pianto, il telo della tenda è pieno di gocce ma l'aria è pulita e il cielo è terso. Facciamo colazione e iniziamo a prepararci. "Come sarebbe bello svegliarsi al mattino, aprire la porta della tenda e avere davanti il pizzo d'Ormea", pensavo ieri, e avevo ormai smesso di crederlo possibile finché non è stata additata l'alba che stava tingendone la punta. 

Alba sul Pizzo d'Ormea

Una volta che gli zaini si sono mangiati tende, sacchi a pelo e tutto il resto, lasciamo il bosco di castagni dove abbiamo dormito per riprendere la strada che seguiamo verso Ormea. Non ci resta più molto cammino. Appena sopra Ormea notiamo il Tanaro, in cui si tuffano all'infinito i raggi del sole e lo rendono accecante. Così è finito il mio primo campeggio in montagna.


  Albe  memorabili 


                                       


Commenti

  1. un po' pazzoidi ma bellissimo panorama. forse abbiamo smesso di guardare alle cose importanti, e ci siamo messi a fissare uno stoccafisso

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