Mondo surreale
Luglio
Date le frane che si sono riversate sulla strada che costeggia il fiume Poia, optiamo per salire a Cevo che come sempre si offre da ottimo balcone su questo lato della Valcamonica. Il bostrico ha morso e invecchiato rapidamente i pini che ora sono secchi e minacciano di lasciarsi cadere al suolo, Cevo ci lascia però ammirare anche il Pizzo Badile, che nelle luci del mattino splende e si staglia sicuro verso il cielo. Superiamo Edolo per poi salire all'altopiano Mola, che si raggiunge con una stradina asfaltata che piega in numerosissimi tornanti che fanno prendere quota assai rapidamente. Sull'altopiano ci sono varie piccole cascine dal tetto di scandole e dai muri di pietra, anche i bimbi aiutano con lo sfalcio dell'erba dei vasti prati e con la cura delle mucche che pascolano. Già dall'altopiano si vede la cima del Motto della Scala, la nostra meta. Parcheggiamo all'area picnic e ci incamminiamo per la mulattiera che si allunga tra i prati e si innalza verso le restanti cascine, il sole splende su un velo celeste del tutto candido e tra l'erba alta crescono innumerevoli fiori di altrettante specie. La mulattiera ci abbandona all'ultima cascina e qui ci troviamo a dover giocare di fantasia dato che non c'è traccia di sentiero, ci avviamo lungo il pendio erboso per inoltrarci in breve nel rado bosco di pini, bassi ma d'un verde che manifesta tutta la loro salute. L'erba ci fa sprofondare ad ogni passo di vari centimetri ma camminando all'ombra di questi pini si ha l'impressione di calarsi in una fiaba dei fratelli Grimm, forse, in effetti, quei funghi laggiù sono il nuovo espediente della strega per avvelenare Biancaneve. Disegnando un sentiero a nostro piacimento, superiamo delle piccole paludi celate dall'erba che certo sarebbe più corta se fosse gradita alle mucche che ora ne preferiscono di più fresca. Usciamo dal bosco dove splende ancora il sole, mentre alle nostre spalle si susseguono le numerose punte del gruppo del Presena, il profilo del Badile si vede appena spuntare, ombreggiato dalle cime alle sue spalle e dalla foschia.


È invece molto chiaro il Passo del Tonale, che si rivela nella sua essenza una volta ripreso un minimo di senso dell'orientamento, e i paesi giacciono sul fondovalle o un po' più in quota. Raggiungiamo l'ampia cresta che si rivela ancora erbosa, nell'ampio prato fioriscono piccoli cespugli di rododendri, la neve persiste nelle conche e nei canaloni adombrati o luccicanti di sole. Seguiamo il sentierino comparso da chissà dove, affiancato talvolta da del filo spinato arrugginito e disordinato, capita che finisca proprio sulla via.

Il gruppo della Presanella
La finta cima inganna come sempre ma una volta saliti sul cocuzzolo che precede la vera vetta vediamo il resto della fortificazione di pietre e oltre si staglia, coperto in parte dalle nuvole, il grandioso ghiacciaio del Bernina. Il fiato ci si mozza, non certo per la stanchezza, ma per l'incredibile bellezza di questo balcone solitario. Una breve discesa sempre in mezzo all'erba per raggiungere la larga cima che gode di un panorama vastissimo: ai nostri piedi la Valtellina, i cui paesi restano coperti dai monti che si allungano fino in fondo alla valle, una diga fa capolino in una conca, le nuvole si sono annidate come le aquile sulle punte rocciose.
Sulla Valcamonica le nuvole sono invece alte e ci lasciano a scrutare le disomogenee macchie di neve adagiate qua e là, il gruppo della Presanella, dentellato come un coltello, scintilla di splendore. Pranziamo mentre alcune mosche mezze addormentate vorrebbero infastidirci, dopodiché iniziamo la discesa, inventando un nuovo sentiero in mezzo all'infida erba che per fortuna non ci fa incappare in qualche vipera. Torniamo all'area picnic per rifornirci d'acqua alla fontana, prendiamo un caffè al rifugio Mola per poi iniziare la discesa in auto, di nuovo a valle.
La chiesetta di Mola

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