Patchwork - m. Vettore
Luglio
Sul colle che sovrasta il Pian Grande di Castelluccio non possiamo che restare estasiati dallo spesso velo di nebbia posato a coprire l'enorme piana, come per celare l'enorme meraviglia, per ripararla dal fresco della notte. La nebbia inizia a sfilare lentamente, scoprendo un lembo di terreno che ci lascia pregustare e immaginare quel che ancora resta celato, con gran pudore.

Nebbia sul Pian Grande
Scendiamo in auto verso Castelluccio, immergendoci nella nebbia che inghiotte il sole e lo rende pallido. Giunti sul lungo rettilineo che taglia la piana, vediamo ai lati della strada i pallidi colori, che ancor non sfruttano la luce del sole per risplendere di bellezza, la nebbia ci mostra solo parte del paesaggio che sfila ai lati della strada. Tra l'erba e gli infiniti papaveri e i fiori d'altre specie, sono appostati numerosi fotografi mattinieri, intenti a immortalare nel modo migliore la propria preda. Saliamo fino a forca di Presta dove parcheggiamo, il vento soffia forte e ci invita ad avviarci. Iniziamo a seguire il largo sentiero di ghiaia spessa che si arrampica verso il rifugio Ziglioli, già vediamo la cima del Vettore e quella appuntita di Prato Pulito. Il vento ci tiene al fresco, combattendo contro il sole che minaccia di scottarci pure oggi. La salita inizia con poco dislivello e, fatta eccezione per la ghiaia che fornisce poca stabilità, il sentiero risulta alquanto tranquillo. Man mano che si sale, si scorge sempre più del paesaggio sottostante ora spoglio della nebbia, fazzoletti di terra tinti di diverse note di colore, con incredibile precisione, in quanto i fiori si alternano all'erba giallognola in quadri quasi perfetti, creando una coperta di patchwork stesa fino ai piedi dei monti. Chissà se a Gary Hemming sarebbe piaciuto questo spettacolo, che un poco rispecchia la sua idea di libro autobiografico. Saliamo fino al Vettoretto, da dove si vede l'adriatico, fuso apparentemente in modo indissolubile al cielo, infatti l'orizzonte è scomparso nella foschia e non ci resta che indovinare il panorama di costa. Volgendoci agli alti monti lontani, scorgiamo la punta del corno grande del gran Sasso, su cui è calato un lieve sipario di foschia. Proseguiamo verso la rampa che conduce al rifugio, la percorriamo, ci sostiene il vento che non ci lascia soli contro il sole. Lo Ziglioli, che è chiuso, appare come una capanna Margherita in miniatura, col suo piccolo balcone d'assi, la sua forma trapezoidale dalle pareti marrone e le finestre piccole. Il rifugio se ne sta cheto sull'erto pendio roccioso.
Accanto al rifugio chiediamo informazioni a un'escuriosista riguardo il monte Redentore, ci sconsiglia di fare la cresta con questo vento, e ci dice che la cima è più lontana di quanto si pensi. Il Vettore è lì che ci aspetta, ne vediamo la vetta e con lo sguardo si può seguire la prima parte del sentiero. Ci avviamo sulla comoda traccia che inizia con poco dislivello per poi serpeggiare in tornanti che ci fanno guadagnare quota senza eccessiva fatica. Gli ultimi metri, sempre immersi nel vento, li percorriamo alquanto rapidi per giungere in vetta dove si erge una bassa Croce chiara sorretta da tiranti. Il panorama spazia dalla cima del Redentore a tutta la cresta rocciosa che lo raggiunge, mentre verso l'adriatico vediamo un lago artificiale adagiato come un lapislazzulo incastonato nello smeraldo. A destra un basso semicerchio di pietre si offre da riparo dal vento, se ci si siede a terra. Scendendo di poco oltre la vetta, volgendo lo sguardo in fondo alla valle piena di detriti rocciosi, vediamo il lago naturale di Pilato, in parte asciutto.
Dopo le varie foto, le firme sul diario di vetta e dopo aver chiesto informazioni a due escursionisti decidiamo di salire sul monte opposto per vedere dall'alto Pian Grande. Scendiamo al rifugio, lasciamo gli zaini a chi si ferma e proseguiamo a passo svelto sul sentiero che in breve si getta in un canalino di pietre ed erba per poi tagliare il fianco del monte tra le rocce. La traccia scompare vari metri sotto la vetta, ma agendo di fantasia e di prudenza, data l'immancabile ghiaia, continuiamo a prendere quota verso la vetta appuntita. La cima di Prato Pultito è particolarmente ventosa, da qui vediamo in effetti buona parte di Pian Grande nonché l'Italia fatta di sempreverdi che giace sul fianco spoglio del monte che s'innalza sopra la coperta di patchwork.

Scendiamo di nuovo al rifugio dove facciamo uno spuntino prima di percorrere il sentiero a ritroso fino a forca di Presta. Il sole, malgrado il vento che ne cancellava il calore, si è certo divertito a scottarci, ma del resto la pelle arrossita sarà una sorta di cicatrice che dura poco, un promemoria. Torniamo nel Pian Grande dove ci sbizzarriamo a fotografare i colori dei fiori che ora sono lussureggianti sotto il sole anche se si ritirerà in breve.
Saliamo a Castelluccio, ancora martoriata dal terremoto, dove venditori di lenticchie e legumi vari se ne stanno dietro i loro banchetti a soddisfare i turisti. Nel frattempo il sole si appisola dietro le nuvole, rendendo Castelluccio ancor più isolato dalla realtà.



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