Tra i mirtilli

 Luglio

Come d'uso è una stretta strada a condurci alla località di partenza, infatti tra tornanti e strettoie, da Malonno saliamo alla sua frazione: Loritto. Parcheggiamo di fronte al bar Piz Tri per incamminarci sulla strada che prosegue asfaltata e abbastanza larga e  di seguito ci sono altri parcheggi, il che ci fa capire che ci saremmo potuti fermare più avanti ed evitare la rogna di un'abbondante mezz'ora sull'asfalto. Un anziano intento a raccogliere il tarassaco ci da un paio di dritte sulla mulattiera che stiamo per prendere. Delle rade nuvole aleggiano sul cielo di cristallo ma ci inoltriamo nel bosco e il sole non ci accalda in eccesso, la salita procede senza salite troppo erte e, tra i pini ci conduce all'area picnic di Pra del Biss, che evitiamo dato che il sentiero inizia prima. La via si dimostra varia e mai troppo faticosa, passiamo tra alcuni pini caduti e tagliati, penso che nemmeno oggi incontreremo degli escursionisti e il fatto che si sentano solo i canti dei piccoli volatili, confermano per ora quest'idea. Talvolta il sentiero si incrocia con l'itinerario delle mountain bike o con la sterrata, ma il sentiero è sempre ben segnato e procediamo sicuri anche se a est si addensano le nuvole. Arriviamo a Muse, si tratta di una cascina di pittoresca bellezza, qui riprendiamo la mulattiera che si lancia in ripida salita di nuovo nel bosco, all'ombra dei pini inizio a notare dei mirtilli selvatici.

Muse

 Proseguiamo e più avanti la stradina spiana sempre serpeggiante tra i fieri e spessi pini e continuano pure le piantine gravi di dolci bacche blu, non possiamo che fermarci ogni pochi metri per raccoglierle e gustarne la freschezza. Quelli più maturi si sciolgono sulla lingua, come quelle parole importanti e difficili a dirsi, meditate a lungo ma sepolte a più riprese finché non si ha più la capacità di trattenerle. Finita la pausa bacche, riprendiamo ignorando il più delle ricche piantine, i pini si ritirano per lasciare spazio a un prato che attraversiamo per ripiombare nel bosco dopo una ripida salita. Dopo un po', tra i prati costellati di rododendri, giungiamo alle trincee, ossia una piccola muraglia circolare mimetizzata nel terreno, molto probabilmente l'antica postazione della mitragliatrice. Gli alpini di Malonno hanno posto un altare in legno e una bella fontana che borbotta a ritmo irregolare, ci sono poi due spessi tavolini.

La fontana degli alpini 

 Ci rinfreschiamo per poi riprendere il cammino nel bosco, ora il sentiero ci riporta a salire, superiamo un ponticello di tronchi e seguiamo la via che continua tra salite e falsi piani. Così, mentre l'ombra non ci risparmia il sudore, arriviamo alla piana del laghetto, coperto da piccole gobbe di arbusti che ce ne coprono la vista. Il tempo sta peggiorando e nel pomeriggio è previsto un temporale, sappiamo che la vetta è ormai fuori discussione ma decidiamo di proseguire ancora, del resto il lago è raggiungibile solo attraversando gli spessi rododendri, data l'assenza di sentiero. Seguiamo la via che ci porta ad aggirare la piccola conca per poi salire; dei campanacci si sostituiscono ai soliti rintocchi del mezzogiorno e ci annunciano il pascolo prima ancora della rete elettrificata che corre accanto al sentiero. Il falso piano ci accompagna per qualche metro per poi cedere il passo a una moderata salita, giungiamo dove il monte piega insieme al sentiero, la vista è alquanto limitata date le nuvole che offuscano i colori e coprono le cime, buttiamo un rapido sguardo alla valle per poi fare dietrofront. 

Panorama 

La vetta del Piz Tri ci sovrasta ma non ci resta che tornare e a passo svelto. Nella discesa, attratta dalla curiosità, poso più volte la mano sul filo elettrificato della recinzione, il basso voltaggio da alle dita una lieve scossa e lo trovo divertente in modo infantile. Ci lanciamo a ritroso sul sentiero per arrivare alle trincee quasi di corsa, il sole è coperto e compare in rari e brevi momenti. Ci rinfreschiamo di nuovo alla fontana e pranziamo, in compagnia di rarissime gocce di pioggia. Due ciclo escursionisti scendono in visita alle trincee, e sono i primi che vediamo in tutto il giorno. Riprendiamo la discesa, sempre a passo svelto anche se ormai il cielo inizia a schiarirsi e lascia intravedere più spesso il sole.

Il sole tra gli alberi, sulla via del ritorno 

 Solo altri due escursionisti scendono per il nostro stesso sentiero. Con le dita viola per la polpa di mirtilli, le ginocchia stanche, la mente forse un po' fusa per il sole trovato in salita e il caldo della discesa, con l'acqua di fonte nelle borracce e nella mente il ritmico suono del passo unito al respiro, torniamo al parcheggio e gettiamo al Piz Tri un "arrivederci".  




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