Sentore di libertà - m. Malinvern

 Settembre

Superato il colle della Lombarda scendiamo a Isola 2000 che coi suoi radi palazzi, nel fresco del mattino non stona granché con la valle. Parcheggiamo davanti al bar in perfetto stile montano per avviarci verso i laghi terre rosse, i segnavia si esprimono in francese e il sentiero, ben curato, ci porta a prendere dolcemente quota. Il sole splende alquanto timido, sebbene durante le tregue che il vento fresco concede scalda parecchio, qua e là si sono sparse delle nuvolette che ci lasciano salire senza inscurirsi né farsi minacciose. L'ampio sentiero fatto di gradoni di pietre serpeggia tra l'erba indurita dalla quota e supera i radi alberi che si presentano talvolta. La mulattiera ci conduce ai laghi terre rosse, nome centrato dato che dovunque si susseguono pietre dalle tinte scarlatte dove fanno di tanto in tanto capolino dei massi di granito. 

Laghi terre rosse

Sopra Isola 2000, ai piedi delle piste da sci, è adagiato un laghetto artificiale a formare quasi un otto con le sue sponde, probabilmente è la fonte d'acqua per la neve artificiale. Proseguiamo sul sentiero che ora si assottiglia ma rimane ben tracciato per giungere così alla bassa des Druos dove sorge una bassa Croce e se ne sta assopita una vecchia baracca crollata. 

La baracca alla bassa del Druos

Di qui il sentiero si lancia di nuovo in territorio italiano, con splendida vista sui laghi di Valscura che si tingono di tinte cangianti a seconda che il sole li illumini o ne sia impossibilitato dalle nuvole.

Laghi di Valscura

 Scendiamo di poco per poi prendere una lieve traccia a mezza costa che ci conduce tra rocce e pietrisco, in breve ci troviamo ai piedi del canalino. Le tracce vanno perdendosi talvolta, dunque si procede d'intuito, dovunque porti l'istinto è forse impulso del buonsenso aiutarsi con le mani nel progredire. Superati i 50 metri del canalino, sbuchiamo in un vasto prato costellato di pietre, di qui le tracce vanno nuovamente a confondersi ma la via è abbastanza evidente così proseguiamo. Continuiamo a salire per poi giungere al seguente tratto di semplice arrampicata, giungiamo così ad un colletto dove si apre il panorama anche sulla vallata francese. Proseguiamo e siamo ormai ai piedi della vetta, già vediamo la croce argentea che brilla tra le rocce, ci separa da essa ormai solo un'altra sequenza di sincronizzazione mani-piedi per giungere in cima. Nello zaino, durante il cammino, s'è intrufolata la fatica, ma ora che il respiro si fonde con l'ampiezza di queste vallate è del tutto appagata, e quasi scompare. Tra le pagine dello stracolmo diario di vetta, ci sono varie foto tratte da diversi film, due di queste ritraggono Chris McCandless, ossia l'interpretazione che se ne è fatta in "into the wild", forse anche qui, con la sua vita tanto breve quanto intensa, ci ricorda che la libertà è magnifica ma, resa veleno dalla società contemporanea, è facile morirne.

La Croce di vetta

 Il vento tira forte e le nuvole si affollano e si anneriscono e si susseguono rombi di tuono che squarciano spaventosamente il cielo. Un rapido spuntino per poi affrettarci a scendere; talvolta il sentiero si mimetizza ma agiamo come davanti ad un rompicapo conosciuto, fidando nella stabilità della roccia e valutando secondo l'esperienza. In breve siamo di nuovo nel prato, un altro breve spuntino per poi riprendere il cammino e percorrere il canalino. Spesso è meglio dare le spalle alla valle per cimentarsi in un'arrampicata a ritroso. Arrivati in fondo al canalino, ripercorriamo il sentiero fino alla bassa des Druos e di qui oltre, ma dopo poco iniziano a caderci addosso le lacrime che gettano le nuvole, ci fermiamo per coprirci per poi riprendere a passo svelto in mezzo alla sinfonia di tuoni e gocce di pioggia che tintinnano sulle rocce scarlatte. Certo, sarebbe una sinfonia se non ci stesse inumidendo! Sul sentiero ci sorprende la grandine che per fortuna ci si riversa addosso in piccole dimensioni o certo sarebbero dolori. La grandine cessa e riprende a piovere, il sentiero ci conduce di nuovo ai laghi e ricompare un po' di sole. A tratti cessa di piovere o gocciola meno, poi il sole ha la meglio per qualche tempo, il che ci consente di asciugarci e spogliarci degli impermeabili. Il cielo torna scuro ma ci permette di arrivare al belvedere asciutti, che non è che un piano con la statua di un'aquila e una piccola area picnic, ci fermiamo qui a mangiare, malgrado tiri un vento fastidioso, per poi ridiscendere alle auto.




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