Belin e belan
Novembre
Siamo soltanto in tre, oggi, sotto questo sole mattutino e quasi estivo. Ci carichiamo gli zaini delle corde al parcheggio delle grotte di Toirano per poi avviarci nell'aria tiepida e satura di quella strana energia che ricopre le novità, perché per me una via lunga è un aspetto ancora inesplorato. Mentre percorriamo il sentiero rovinato alquanto dalle ultime piogge, ripenso a Emilio Comici e alle sue relazioni raccolte in "alpinismo eroico" e al semplice ma schietto modo di calare il lettore in arrampicata con lo scrittore o a condividere le ansie nel rifugio. Così arriviamo alla base della via, percorriamo i primi metri in facile arrampicata per trovarci piccoli terrazzini dove poterci attrezzare. Il primo di cordata si lega il capo di entrambe le corde per poi iniziare la salita, attrezzando la via. Agevoliamo le corde per cercare di evitare la formazione di nodi. Attrezzata la sosta e recuperata la corda è il mio turno, inizio ad arrampicare, con la salita agevolata dalle buone prese e dai vari buchi e dalla roccia salda. Facendo aderenza supero i tratti dove i piedi non sarebbero altrimenti abbastanza stabili, e giungo alla sosta. Mi assicuro con la longe e riprendo fiato. Mentre sale la compagna di cordata ho tempo di gettare lo sguardo sulla valle verdeggiante che ora risplende di sole. Giunta anche la compagna e messa in sicurezza anche lei, il primo di cordata riparte attrezzando la via. Passo sotto un intrico di corde e cordini per poter essere in posizione di partenza, guardo la roccia e ripenso a quando mi è stato detto che questa di Toirano è troppo ostile per un'arrampicata a piedi nudi, devo ammettere in effetti che non propugno più con decisione lo scalare scalzi, utile forse solo nel bouldering semplice. Una volta che la corda è in tensione inizio ad innalzarmi sull'ormai familiare roccia, come prima faccio aderenza dove la parete offre un tratto più liscio. Noto una fessura profonda chissà quanto, infatti non ne vedo il fondo, e preferisco usare un'altra presa, dato che quell'oscurità non mi dà tranquillità. Giungo a una fessura che si allunga al di sopra di un tratto povero di prese, mi sforzo per raggiungere una posizione abbastanza comoda per sfilare la mia corda dal rinvio, faccio aderenza con le mani ben salde nella crepa. La compagna da sotto mi fa notare che ho un problema con la corda, infatti quella a cui è legata lei si è posata sulla mia. Ragiono un momento, mi reggo con la destra alla fessura, punto i piedi in modo che non mi tradiscano, e con la sinistra mi faccio passare la corda sopra la testa e aldilà dello zaino, risultando così libera di riprendere a salire. Seguo la fessura e mi trovo su una piccola cengia che procede per circa un metro obliquamente, continuo a reggermi alla crepa e sfrutto come meglio posso l'esile terrazzino. Non senza fatica giungo al di fuori di questo tratto impegnativo e in breve sono alla sosta.

Sulla seconda via
Mi metto in sicurezza e aspetto che ci raggiunga la compagna; di qui vedo il diedro che dovremo affrontare e se mi volgo, scorgo laggiù, distante anni luce, il parcheggio delle grotte. Mi avvicino al bordo del terrazzino per vedere i due ragazzi dietro di noi che stanno terminando la prima via. Quando arriva anche la compagna si mette in sicurezza e, una volta recuperato col secchiello, sale il primo di cordata il quale aggiunge un friend poco più in alto del terrazzino sovrastante il diedro. Giunto alla sosta, fa sicura alla compagna. Studio il modo in cui sfruttano un gradino di roccia, le prese e la crepa in alto, per poi mettersi a gambe divaricate per usufruire del terrazzino e di un punto comodo sulla destra e infine trovarsi completamente al di fuori del tratto impegnativo.

Sul diedro
Ignorando il consiglio datomi, decido di mettere la mia longe direttamente sul chiodo per iniziare a smontare la sosta, per essere già pronta a partire una volta recuperata la corda. Inizio a salire facendo spesso aderenza sulla suola degli scarponi, date le poche evidenti prese e giungo ai piedi del diedro. Recupero il rinvio, mi isso un poco per raggiungere il friend e prendere anche quello, cerco una buona presa e inizio a sfruttare il gradino come ho visto fare, a sinistra non ho buoni appoggi. Sfruttando i buoni appigli mi innalzo a poco a poco, sfrutto anche il ginocchio per innalzarmi al meglio. Fino a giungere col sinistro sul terrazzino, col destro mi allargo su un ampio gradino, ora le prese sono ottime e senza grandi difficoltà sono completamente sul tratto piano. Restano pochi metri di semplice arrampicata e sono alla fine della via, mi allontano dalla sosta per poi iniziare a liberarci dell'attrezzatura. Di qui non ci resta che il sentiero che nel bosco torna al parcheggio.
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