Cresta Mario

 Novembre 

Dopo quelle montagne russe che è la strada sterrata che conduce al piccolo parcheggio ai piedi dell'inizio del sentiero, ci carichiamo degli zaini infastiditi un poco dal freddo vento che tira sul colletto. Ci incamminiamo e dopo un tempo sorprendentemente breve siamo già all'attacco, ci attrezziamo e ci leghiamo in cordate, la via è ben definita dai bolli di vernice bianca. Sale la prima cordata, segue la nostra; da prima affronto il primo saltino, non del tutto logico ma nemmeno eccessivamente complesso. Superatolo, affrontiamo un diedro di un paio di metri, non è necessario sfruttare entrambe le parti dato che la piccola parete a sinistra offre prese e appoggi ottimi.

sul diedro


 Dopodiché ci aspetta un tiro piuttosto semplice dove la cordata che ci precede ha costruito un sosta intorno al tronco di un giovane alberello. Salgo da prima di cordata e cerco di fare attenzione nel punto in cui siamo stati avvertiti di una roccia infida: sarebbe un'ottima presa se non fosse che si muove al minimo tocco. Facciamo qualche semplice salto di roccia e alcune facili discese. Io e il mio compagno di cordata ci alterniamo per assicurare a turno, senza grandi difficoltà procediamo in questo saliscendi panoramico e sotto un sole che segue ogni nostro passo. Ora che siamo su questa cresta così ampia, tartassata da piccole grotte che si espandono sotto i nostri piedi ci troviamo a saltare da una pietra all'altra. 

la cresta si allarga 


Da una grande roccia dobbiamo fare un salto di circa mezzo metro per poter proseguire; l'ostacolo è aggirabile ma questa è certo la via più breve e in caso di caduta si tratterebbe di neanche due metri. Senza esitare salto sull'altra roccia facendo semplicemente un passo più lungo. 

saltando da una roccia all'altra 


Subito dopo ci aspetta un saltino piuttosto tecnico, dove il passo va per forza fatto lungo per raggiungere un buon appoggio. Ora la cesta si allarga così tanto che ci troviamo su un prato, vari metri al disopra della pietraia ombrosa alla nostra destra e ad una distanza ingigantita dalla foschia che ci separa da Giustenice, Loano e Pietra. Poco ancora e siamo alla base dei due tiri finali, essendo in mezze maniche propongo di salire da prima, per levarmi al più presto da quell'ombra. La cordata che ci ha preceduto non ha attrezzato la via, data l'esperienza del capocordata. 

sulla parte iniziale dei due tiri finali 


Mi si danno numerosissimi rinvii e dei friend, in caso ci fosse necessità di integrare. Inizio a salire, studiando bene l'attacco per partire al meglio, giungo al primo chiodo, metto il rinvio e ci passo la corda proseguo fino al successivo e poi ancora oltre. Seguo i bolli di vernice, mi si consiglia di cercare i chiodi ma non riesco a vederne e procedo ancora cacciando il pensiero "se cado" con impressionante facilità. L'ultimo rinvio l'ho messo una decina di metri fa, da sotto mi si dice di cercare una fessura per un friend ma le poche presenti sono superficiali o sporche di terra e mi sembra inutile, procedo ancora un poco per trovare finalmente il chiodo. Proseguo senza difficoltà, mi rimangono quattro metri di corda, chiedo a chi mi precede se sono sufficienti, ricevuta risposta affermativa arrampico per il poco che ancora mi separa dalla sosta. Sbuco così su un comodo terrazzino, sfrutto la fettuccia della cordata che ci precede per fare sicurezza al compagno con la piastrina. Da qui ci restano pochi metri fin sotto al "becco d'anatra", un simpatico spuntone che si profila in cima a questa piccola parete, sporgente in senso perfettamente orizzontale, a sovrastare chi sale. Al mio turno, infatti, colpisco debolmente la testa sul "becco d'anatra", fortuna che ho il caschetto! Con piccoli e semplici salti di roccia giungiamo alla croce di vetta, giunti anche i compagni pranziamo, facciamo varie foto, anche su quella roccia a terrazzino che si allunga per un paio di metri nel vuoto a sovrastare la valle, dando un senso di precarietà nelle immagini risultanti. 

dalla cima 


Scendiamo senza più difficoltà alpinistiche lungo il sentiero che ci riporta nel bosco e che serpeggia indecifrabile tra gli alberi e le rocce coperte di uno spesso muschio. Guardiamo le vie che giungono in cima a cresta Mario da questo lato, si tratta di gradi a dir poco difficili. Il sentiero, o meglio, chi sa che di qui si raggiunge la strada sterrata, ci porta tra i faggi, a lottare per non cadere contro la pendenza e le innumerevoli foglie che celano buchi nel terreno, rocce o radici scivolose. Superiamo un paio di carbonaie e arriviamo sulla sterrata, a poca distanza dalle auto. Avendo arrampicato in pantaloncini, mi ritrovo le gambe graffiate dalle spine che c'erano sulla via e dalla roccia ma non potrei essere più soddisfatta.

Nel bosco 




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