Gemme d'inverno


 Cantar non son capace 

e comporre musica non mi riesce

ma di vita son verace

e forse tra le parole si mesce ,

e chi mi nega

di cimentarmi a spiegare 

la bellezza di mille e una piega?

Comincerò a raccontare 

e descriverò te, montagna,

severa e ostile

distante da ciò che stagna

certo non mera né vile

a disilludere gli incostanti;

a chi ti dedica un pensiero 

doni memorabili istanti.

Naufrago nel tuo aspetto fiero,

svanisco dell'arancione dei tuoi tramonti,

nel candore delle tue cime

e a volte sono passi incerti e tremanti

a condurmi alla vetta sublime.

Mi perdo nel tuo cuore di fiori,

nei tuoi occhi di roccia,

nei tuoi cieli di infiniti colori 

e nella libertà che sulle cuspidi sboccia.

Ho imparato a cercare gli sguardi,

il tuo è il più dolce ed esigente 

a volte pungente come i cardi

ma più spesso lucido come la luna crescente.

E ora che la neve si è assopita

e ti arricchisce di perle preziose,

dal tuo equilibrio resto colpita;

le lepri riposano oziose

e continuo a cercarti 

ben sapendo che non sarai un mio possesso 

ma una ghirlanda potrò intrecciarti

di rami di pino e idee d'adesso.

Canti di stagione e luci appese,

risa di bimbi e voci di vento;

son messe da parte le offese 

e il tempo scorre lento;

mercatini nelle piazze,

aria di neve nei viali, 

cioccolata calda nelle tazze 

e si ritrovano i legami vitali.

Avessi idea di che follia

è l'averti vicino e credere all'impossibile 

e ripensarti quando sono per la via

e crederti irraggiungibile.

Sapessi quante parole 

han preso forma nella mente

e, come l'orma delle suole

che l'onda cancella repentinamente,

sono stata incapace di dirtele.

Eppure, tu, montagna,

hai forse nelle tue fonti fiele

capace di avvicinarmi a ciò che il mio spirito agogna

e sogno a occhi aperti 

scrutando il mondo sopra le nuvole 

nei suoi confini irreali e incerti.

Che più di questo il pensiero vuole?






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