I colori delle grotte
Gennaio
Si diverte il vento, stamattina, a soffiare violento sugli alberi e sul mare, a lanciarsi nei caruggi e scompigliare i capelli e se anche il cielo è minaccioso di freddo non ne fa e non ci si può certo lamentare. Finale ci accoglie silenzioso, mentre iniziamo a seguire la stradicciola che ci conduce al sentiero; il bosco inghiotte i nostri passi e i pensieri si tingono del colore dell'edera che si allunga sui vecchi tronchi. Dopo poco giungiamo all'imbocco della prima grotta, che certo non avremmo notato se non ci fosse stata indicata, ci attrezziamo di frontalini e ci avviciniamo all'ingresso stretto. Per accedere alla fessura è necessario innalzarsi un poco sul gradino di roccia; entro per prima inoltrandomi nella grotta di fianco, essendo alquanto stretta; il frontalino, ad ogni passo che mi avvicina al termine della fessura, illumina colori sempre più svariati che decorano le pareti. La fessura procede quasi in piano fino a dove non giunge più la luce naturale, poi con una semplice e breve arrampicata si giunge su un terrazzino che in pochi metri mostra la fine della grotta.

Nella grotta
Qui si affollano numerose falene che stuzzicate dalla luce svolazzano inquiete, sull'umida roccia mille colori cangianti nel fascio del frontalino. Facciamo il percorso al contrario per uscire dalla grotta. Riprendiamo il sentiero molto frequentato dalle capre, la strada là in fondo si fa notare solo quando passa qualche rumoroso motorino. E un'altra grotta, questa volta più ampia, con una lieve rampa a precedere un minuscolo cunicolo; e altri colori che si fanno notare in luccichii, specie nel caso di quei licheni che paiono polvere dorata e argentata, non mancano poi le stalattiti goccianti e stalagmiti in crescita. Usciti, procediamo accanto ad altre piccole grotte, fino a giungere a un breve e semplice traverso che affrontiamo assicurati alla corda fissa. Dopodiché ancora sentiero fino a qualche semplice passaggio su roccia, che affrontiamo ancora con la corda fissa. In breve giungiamo ai piedi di una paretina di un paio di metri, tra gli alberi e infine in una bella grotta che, alle spalle di una mastodontica clessidra, offre il raro spettacolo delle cosiddette piscine o acquasantiere.
Facciamo il percorso a ritroso fino alla base della paretina che in descalata è alquanto complessa, per riprendere il sentiero e giungere al "passo del gatto": una breve cengia sovrastata da un basso tetto di roccia che costringe ad abbassarsi parecchio, se non addirittura a gattonare.

Il passo del gatto
Saliamo con un passaggio di facile arrampicata nella grande grotta che offre un ampio terrazzo sulle falesie di fronte. Lasciamo questo balcone per riprendere il sentiero che ci conduce ai ruderi del castello e poi alla chiesa di sant'Antonino dove pranziamo, disturbati dal vento che infuria sulla porta e continua ad aprirla, scendiamo nella cripta riscaldata dall'aria che fuoriesce dalla grotta che si evolve verso il basso. Durante la discesa c'è chi si diverte a riempire i buchi del calcare con le ghiande e chi invece cerca le tipiche clessidre, giungiamo così all'enorme masso che sovrasta il sentiero; proseguiamo su una gradinata di roccia fino all'ingresso della grotta dei bambini.
C'è chi si inoltra nello stretto cunicolo, io preferisco evitare. Riprendiamo il sentiero per giungere alla vecchia corda fissa che conduce ai gradini; ci assicuriamo per scendere sugli scalini metallici.

La gradinata
Così le difficoltà finiscono e non ci resta che il sentiero per tornare al parcheggio .


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