Scoglio di Brecante

 Seguiamo il sentiero che ci porta verso rocca dell'Aia e nell'alzare gli occhi per guardarla non smetto di stupirmi, anche sotto questa coltre di nubi chiare. Prendiamo la via Bosco, con saltini di roccia e ripide salite tra gli alberi e per essere l'avvicinamento è già piuttosto impegnativo, infatti il sole è apparso e filtra tra le foglie novelle divertendosi a farci faticare ancor di più. Incrociamo di nuovo il sentiero ma lo lasciamo subito per tornare nel bosco, ancora qualche roccia e siamo davanti al Brecante, scendiamo di poco per giungere alla base del secondo tiro. Un piccolo passaggio su roccia e un breve traverso per poi raggiungere un ampio terrazzino dove ci attrezziamo. L'attacco, lo si vede subito, è piuttosto complicato: le prese sono poche e una gobba della roccia tende a respingere. Lasciamo andare la prima cordata, facendoci portare su la corda, in modo da fare da secondi questo tiro. Superato l'attacco procedo restando sulla sinistra della parete, dato che è più ricca di prese, ed esco sullo spigolo come ha fatto la cordata prima. La sosta non c'è e bisogna industriarsi. La nebbia si infittisce intorno e non ci permette di vedere il mare o la valle, spuntano solo le rocce vicine, pallide e quasi spettrali. Procediamo senza difficoltà fino alla base del terzo tiro, anche questo di 4c ma con un attacco più semplice, decido di salire per prima. Il primo rinvio me lo si mette col bastone, così da avere una sicurezza nell'uscire in parete, infatti la via prevede di lasciare il terrazzino di partenza e di spostarsi sulla sinistra. Se l'attacco è semplice, una volta in parete merita tutto il suo 4c: le prese sono scarse e bisogna fidarsi molto dei piedi. Ci impiego un tempo infinito per studiare un modo di progredire, ma con abbondante cautela ne esco. 

Sul terzo tiro 

Faccio sicura al mio compagno di cordata, aspettiamo che giungano anche gli altri e ripartiamo. 

Al disopra delle nuvole 

Non restano che scarse difficoltà e la maggiore è un canale di secondo o terzo grado, pieno di prese e appoggi ma con qualche roccia mobile e privo di spit.

Nel canale 

 Poche altre semplici rocce per concludere. Il sentiero non c'è, così partiamo alla ricerca di un buon modo per incrociarne uno. Passiamo tra arbusti, pietraie, erba incolta e finte tracce per giungere in un avvallamento generato da un fiume che ora è in secca. Procediamo lungo il fianco ripido ed erboso, di tanto in tanto ci pare di scorgere una traccia di sentiero ma non è che un'illusione, finalmente notiamo degli ometti che però portano a un punto morto. Proseguiamo e quando ormai stentiamo a crederci, troviamo un accenno di sentiero che sbuca su quello che porta in cima al Carmo. Non ci resta che la discesa fino al rifugio per rinfrescarci con una birra.

Di nuovo sul sentiero 





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