Toraggio - cresta nord-ovest
Mentre ci dirigiamo verso il rifugio Allavena, annego lo sguardo tra gli alberi che sfilano fuori dal finestrino; è una fresca mattina e la luna si attarda in cielo, consumata un poco a ponente. Lasciamo l'auto al colle Melosa e ci incamminiamo lungo la sterrata che porta alla fontana Itala; penso che potrebbe diventare un bel passatempo, questo di ripercorrere i sentieri a distanza di anni e concedermi di sbirciare nel passato, rendermi conto che il cuore e la testa con cui muovevo quei passi erano ben diversi. Dalla fontana Itala imbocchiamo il sentiero e andiamo di buon passo nel bosco che ci lascia in breve, per lasciar spazio a un ampio panorama; il mare è ben distante e fuso al cielo a causa della foschia.

Seguiamo il sentiero degli alpini fino alla base dei tornanti che conducono alla gola dell'incisa, ricordavo che era piuttosto faticoso risalire questo canale detritico e nemmeno oggi mi risparmia il fiatone. Giungiamo alla gola dell'incisa e il panorama si amplia sulle vallate francesi; proseguiamo in direzione del Toraggio, sull'ampio sentiero che ora si allunga in falso piano. Imbocchiamo un accenno di traccia sulla sinistra per iniziare la via di cresta; ci imbraghiamo e ci leghiamo in cordata. Il primo tratto è semplice e lo superiamo in breve, raggiungiamo la base dell'erto pendio erboso dove qua e là dimorano dei larici, per mantenere l'equilibrio su questo terreno scivoloso ci aiutiamo con le mani.

Lungo il pendio erboso
Ci troviamo ai piedi di un canalino, al suo centro ciuffi d'erba e pietre instabili a renderlo ostico, così facciamo un breve traverso per poi prendere la crestina più direttamente. Proseguiamo senza difficoltà tra semplici salti di roccia e salite in mezzo all'erba folta, facendo sempre attenzione che le prese che scegliamo siano salde. Seguiamo il filo di cresta, o facciamo brevi traversi o ancora percorriamo brevi canalini, sempre abbastanza protetti dal sole cocente. Dopo un breve e semplice canale erboso ci troviamo in cima, proseguiamo sulla sinistra e superiamo le due crepe che ancora ci separano dal paletto conficcato nel terreno su cui è scritto "cima ovest". Dopo una breve pausa ripartiamo in direzione della croce che svetta sulla cima principale; qualche altro semplice saltino di roccia, un canalino e in breve giungiamo.

Ci accomodiamo per pranzare mentre lo sguardo corre dalla costa francese, al Pietravecchia, a quelli che mi paiono il Frontè e il Saccarello, ma per il mio senso dell'orientamento non invidiabile non posso dire che lo siano certamente.

In cima
Qualche nuvola si addensa a ovest, così ci affrettiamo e iniziamo la discesa per il ripido sentiero che parte a pochi passi dalla vetta. Scendiamo fino a giungere a un sentiero più ampio, cerchiamo di orientarci per capire in che direzione proseguire ma ci troviamo a dover tornare sui nostri passi, quando giungiamo a una palina che indica la nostra meta dalla parte da cui giungiamo. Rimediato l'errore proseguiamo a scendere di buon passo fino a giungere al sentiero percorso stamattina e dunque alla gola dell'incisa. Valutiamo che sentiero seguire ora, siamo piuttosto stanchi e assetati, visto che il caldo ci ha fatto consumare parecchia acqua, propongo di andare in direzione del Pietravecchia, almeno ci togliamo subito la salita. I tornanti che scendono nel canalino sono piuttosto sconsigliabili al momento, per non parlare dei saliscendi del sentiero degli alpini. Così concordiamo per proseguire in direzione del Pietravecchia; la salita è più lunga di quanto ricordassi ma le basse piantine di lamponi danno i loro frutti maturi come due anni fa e ci aiutano a placare la sete. Giungiamo al bivio e iniziamo la discesa sull'ampia sterrata ghiaiosa, riprendiamo il sentiero qualche tornante più in basso per collegarci di nuovo con quello percorso stamattina. Alla fontana Itala ci ristoriamo un poco per poi raggiungere il rifugio e scacciare la sete con una doverosa birra.


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